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Legambiente Lombardia aiuta i piccoli comuni
14 dicembre 2011
GRANDI INFRASTRUTTURE: I NO CHE FANNO DIVENTARE ADULTI
Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia:

Quanto sta avvenendo in questi giorni sul teatro (o teatrino) delle infrastrutture lombarde suona come amara conferma. Potremmo compiacerci di aver previsto tutto o quasi: che la BreBeMi sarebbe diventata un bagno di sangue finanziario, che il project financing dell'infrastruttura era uno specchietto per allodole e una mangiatoia per speculatori (e potremmo sederci lungo la sponda del fiume a vedere passare le repliche dello show per le altre autostrade: la TEM, la Pedemontana, la VA-CO-LC, la Cremona-Mantova, il TIBRE, la Broni-Mortara, la Valtrompia, la Bergamo-Treviglio, la Rho-Monza, la Vigevano-Malpensa...), che la fretta di avviare i cantieri avrebbe favorito astuzie e devastazioni ambientali... e invece no, non possiamo dirci compiaciuti, perchè il programma di gigainfrastrutture stradali lombarde è una ipoteca pesantissima sul futuro economico della nostra regione. Perchè in un regime di scarsità sarebbe preferibile concentrare le poche risorse disponibili sulle infrastrutture davvero necessarie, dalle fogne alle opere di sicurezza del territorio, anzichè gettarle nel frullatore della speculazione e dell'ecomafia. Perchè il sistema dei controlli ambientali si è dimostrato corrotto oltre che inefficace. Perchè aziende come BreBeMi, che dovrebbero farsi pienamente carico delle loro responsabilità, non si accorgono di quello che ogni cittadino è in grado di vedere con i suoi occhi, e cioè che i loro stessi cantieri sono diventati immondezzai abusivi, e nonostante ciò si dichiarano parte lesa... poverini, non avevano tempo di guardare cosa succedeva nei cantieri, visto che erano troppo impegnati a tagliare nastri e a scrivere diffide contro Legambiente.
Ora la palla della BreBeMi non la gioca la politica, ma la magistratura. Quella che doveva essere la prima autostrada realizzata in project financing è diventato il sito inquinato più lungo d'Italia, 57 km di cantiere da verificare, caratterizzare e bonificare.
Eppure il governo di tecnici continua a staccare assegni per questa come per altre grandi opere: sarà perchè il ministro delle Infrastrutture è stato fino a poche settimane fa a capo della principale banca/socio privato di BreBeMi, o perchè il suo sottosegretario è stato fino a poche settimane fa a capo della principale banca/finanziatrice di BreBeMi (entrambi nel gruppo Intesa, nello stesso gruppo ci sono sia i finanziatori che i beneficiari dei finanziamenti dell'opera: no comment) il che ci dice che in Italia nemmeno un governo di tecnici è capace di prescindere dal conflitto d'interessi.
Dobbiamo continuare ad avere il coraggio di dire che l'ideologia autostradale non è solo l'anticamera di nuove cementificazioni, ma anche un ostacolo alla ripresa economica. Ai predicatori di questa religione, che dai titoli dei (loro) giornali sostengono le autostrade come magico volano di sviluppo dobbiamo dire che, perchè una infrastruttura sia davvero veicolo di benessere, non basta che serva a muovere capitali: deve anche essere una infrastruttura UTILE. Le infrastrutture inutili non servono a migliorare l'economia, ma solo a gonfiare le bolle speculative e l'economia criminale. Diciamo NO alle infrastrutture autostradali lombarde, non per integralismo ambientalista, ma per la ragione contraria: perchè abbiamo l'ambizione di una Lombardia che sappia tornare ad essere locomotiva di sviluppo, un generatore di occupazione, un modello di benessere, ma siamo consapevoli che non c'è nessun futuro in opere che sono pura zavorra alimentata dalle clientele politiche e imprenditoriali. O ci liberiamo di questo peso, o restiamo schiacciati dalla crisi anche per i prossimi decenni. Siamo solo noi a dire tutto ciò? dove sono le organizzazioni dell'economia, quelle agricole, quelle imprenditoriali, quelle sindacali? dove sono le Camere di Commercio? dove sono le istituzioni? e le opposizioni che fanno? ciascuno coltiva il proprio orticello? Non è di questo che c'è bisogno, non vogliamo essere solo noi i David che lottano contro i Golia degli intrecci perversi di interessi legati alla spesa pubblica declinante.
Lasciamo lavorare la Magistratura, forse avremo almeno alcune risposte alle nostre domande, e capiremo tutti meglio quali siano i nodi a cui sono legati i lacci che impediscono alla Lombardia
di essere un modello di sostenibilità e competitività.



permalink | inviato da Andrea_Trisoglio il 14/12/2011 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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LEGAMBIENTE LOMBARDIA A FAVORE DEI PICCOLI COMUNI LOMBARDI

Sono piccoli, sono tanti, gestiscono gran parte del territorio lombardo (soprattutto quello a rischio idro-geologico), sono cultori del passato ma qualcuno è proiettato sul futuro. Eccoli i piccoli comuni lombardi con meno di 5 mila abitanti, che Legambiente Lombardia intende aiutare.

L' importanza di questa "Italia minore" è:
a) anagrafica: i comuni lombardi sono 1545, di questi 1152 (75%) hanno una popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Un lombardo su quattro vive in piccoli comuni;
b) economica: in Italia i prodotti tradizionali sono circa 4000 e in massima parte nascono nei piccoli comuni. Da qui proviene il 99,5% dei prodotti tipici certificati e il 79% dei vini pregiati. Oltre il 50% dei prodotti tradizionali sono evocativi del territorio... e gli esperti di marketing ci
sono arrivati prima dei produttori!;
c) culturale: l'Italia è un paese ad alta densità di storia, architettura, tradizioni, di un patrimonio diffuso che, in quanto tale, è difficile da comunicare e da valorizzare; si tratta di un patrimonio culturale “minore” non perché di minore qualità, ma perché lontano dalle grandi arterie turistiche;
d) politica: le amministrazioni comunali "minori" gestiscono gran parte del territorio italiano (e soprattutto di quel territorio a forte rischio idro-geologiche che, se non adeguatamente gestito, riversa i problemi sulla grande pianura).

Dove sono i piccoli comuni lombardi?
I Piccoli comuni in Lombardia sono 1152: 189 in provincia di Bergamo, 145 in provincia di Brescia, 136 in provincia di Como, 104 in provincia di Cremona, 78 in provincia di Lecco, 55 in provincia di Lodi, 43 in provincia di Mantova, 57 in provincia di Milano, 172 in provincia di Pavia, 72 in provincia di Sondrio e 101 in provincia di Varese.

Da queste premesse deriva una scelta di campo assolutamente chiara: la marginalità dei piccoli comuni è un'opportunità di laboratorio di innovazione. I piccoli comuni rappresentano gran parte di quei valori di cui vorremmo che la Lombardia si facesse maggior carico: il paesaggio, la biodiversità, le aree protette, il patrimonio storico e culturale, i prodotti agricoli e alimentari e le buone idee che sono alla base di qualsiasi processo di innovazione.

Per conoscere meglio la campagna nazionale sui piccoli comuni:
www.piccolagrandeitalia.it